Capoluogo: Nebbiuno
Frazioni: Fosseno, Corciago, Tapigliano, Poggio Radioso, Campiglia
Altitudine: 430 m
Superficie. 8,2 Kmq
Abitanti: 1.561
Patrono: S. Giorgio
Fosseno
Altitudine 596 m
Abitanti: 250
Festa patronale: S. Agata
Corciago
Altitudine: 412 m
Abitanti: 250 ca.
Patrono: Ss. Nazaro e Celso
Tapigliano
Altitudine: 485m
Abitanti: 200 ca.
Patrono: S. Leonardo
Nebbiuno tra passato e presente
Nebbiuno vanta origini antiche, certo a motivo dell’esteso terrazzamento che si estende ai suoi piedi, favorevole alle coltivazioni e ancor oggi disseminato di serre, mentre sui colli è sorto il suggestivo centro residenziale Poggio Radioso. Il nome vien fatto derivare dal celtico “noviodunon”, (nuovo villaggio), e il terreno ha restituito copioso materiale archeologico a coprire un lunghissimo arco di tempo, dal secolo VII a.C. fino al VII d. C.
Unito e soggetto a Meina, Nebbiuno ne seguì sempre le sorti, e verso l’anno Mille dipendeva dall’arcivescovo di Milano, che provvide poi ad unire le tre zone (con Lesa e il Vergante) in un unico distretto o giurisdizione che dalla mensa arcivescovile passò poi ai Visconti di Milano. All’inizio del ‘400 Nebbiuno pervenne ai fratelli Ermes e Lancillotto Visconti, i quali tuttavia vi rinunziarono nel 1412, quando il duca Filippo Maria Visconti (forse per rivalsa) confermò ai fratelli Morigia di Pallanza il feudo nobile e gentile di Nebbiuno; ma l’anno seguente, lo stesso duca concedeva ai due Visconti l’intero feudo del Vergante con l’aggiunta di altri paesi. Tre anni dopo altro capovolgimento di fronte: il duca ordinava la restituzione del Vergante all’arcivescovo, pur mantenendone di fatto la sovranità, come si evince da una lite tra Nebbiuno e Sovazza, risolta nel 1417 dal podestà di Lesa a nome del duca. Infine, nel 1441, Meina, Lesa e il Vergante venivano dati in feudo a Vitaliano Borromeo.
Un’altra vicenda, che ha prodotto una abbondante documentazione d’archivio è quella relativa alle decime ecclesiastiche che si riscuotevano in Nebbiuno, e che dovevano essere consistenti, visto l’interesse suscitato. Nel 1306 la piccola abbazia di Massino possedeva dei beni in Nebbiuno, ma le decime della località risultavano, a metà del Trecento, divise in tre parti: un terzo alla chiesa di S. Maria di Massino e due terzi all’arcivescovo di Milano, il quale ne dava una metà in feudo e l’altra metà a locazione. In progresso di tempo furono i locali Visconti ad avere la meglio, accompagnando le rendite con diverse proprietà, concentrate soprattutto a Campiglia e nei secoli successivi cedute ad altri.
Alla consistente risorsa agricola del territorio si aggiunse anche l’abbondanza di corsi d’acqua, i quali per scaricarsi nel lago incidono profondamente la roccia acquistando velocità di caduta. Ciò permise l’impianto di numerosi opifici: mulini, magli, folle, cartiere, che fecero di Nebbiuno, con la sottostante Meina, un rilevante centro produttivo. Ancor oggi la cartiera di Nebbiuno continua una lunga e importante tradizione artigianale.
Fosseno
Situata su uno stretto terrazzo ai piedi di alcuni colli e delineato da due torrenti: Pissaccio e Strolo, Fosseno, frazione di Nebbiuno dal 1928, resta come appartata dalle vie di comunicazione. La toponomastica distingue due contrade o rioni: i Ronchi o il Castello e la Villa. Non si segnalano ritrovamenti archeologici, anche se la vicinanza con Nebbiuno ne faceva di certo un luogo frequentato, soprattutto per le favorevoli condizioni climatiche, che in tempi più recenti la incoronarono regina delle fragole. Il paese compare nelle carte medievale del 1203 e 1347, mentre taluni hanno fantasticato attorno al toponimo “Castello” per leggervi la presenza di una fortificazione. Pur senza poterla ovviamente escludere, v’è però da sottolineare che il toponimo “castello” è molto diffuso per identificare la parte alta di un abitato.
Da Nebbiuno a Fosseno la strada è un susseguirsi di tornanti, l’ultimo dei quali cinge le ville della lottizzazione Colli Fioriti. Il paese ha conservato l’aspetto antico, nelle strette viuzze ritagliate tra edifici in pietra dove pare che il tempo si sia fermato. Nella centrale Piazza del muratore, si trova il monumento che i fossenesi hanno voluto porre in memoria degli avi emigranti per lavoro. Situata su uno stretto terrazzo ai piedi di alcuni colli e delineato da due torrenti: Pissaccio e Strolo, Fosseno, frazione di Nebbiuno dal 1928, resta come appartata dalle vie di comunicazione. La toponomastica distingue due contrade o rioni: i Ronchi o il Castello e la Villa. Non si segnalano ritrovamenti archeologici, anche se la vicinanza con Nebbiuno ne faceva di certo un luogo frequentato, soprattutto per le favorevoli condizioni climatiche, che in tempi più recenti la incoronarono regina delle fragole.
Il paese compare nelle carte medievale del 1203 e 1347, mentre taluni hanno fantasticato attorno al toponimo “Castello” per leggervi la presenza di una fortificazione. Pur senza poterla ovviamente escludere, v’è però da sottolineare che il toponimo “castello” è molto diffuso per identificare la parte alta di un abitato. Da Nebbiuno a Fosseno la strada è un susseguirsi di tornanti, l’ultimo dei quali cinge le ville della lottizzazione Colli Fioriti. Il paese ha conservato l’aspetto antico, nelle strette viuzze ritagliate tra edifici in pietra dove pare che il tempo si sia fermato. Nella centrale Piazza del muratore, si trova il monumento che i fossenesi hanno voluto porre in memoria degli avi emigranti per lavoro.
Corciago e Tapigliano
Anche questo angolo di collina non fu trascurato dalle popolazioni antiche: a Corciago, sul fianco orientale della collina, sono emersi ritrovamenti romani: una moneta di Augusto (43 a.C - 13 d.C); alcune urne cinerarie. Negli inventari del museo civico di Novara sono registrati, in ingresso: una «coppetta in terra scura» e «un''''''''olpe in terra rossa», ossia una fiasca, d''''''''tà romana. Passando dai reperti ai documenti troviamo che nell''''''''anno 970 Upone figlio di Andelberto ''''''''de Curciaco'''''''' pone un segno di croce come firma su un atto di permuta del quale è testimone.
Nelle carte dell’abbazia aronese ne troviamo una redatta nel 1256 dal notaio Guidone di “Tapilliano”.
Fenomeno comune a tutto il Vergante, l’emigrazione ha disperso in Italia e nel mondo molti uomini in cerca di occupazione. Due famiglie di Corciago fecero fortuna in Olanda: Usellini e Aghina. Gli Usellini, tornati in Italia acquistarono estese proprietà e costruirono un palazzo a Corciago e uno ad Arona. Nella casa di Corciago Gianfilippo Usellini «manifestò il suo carisma iniziale, scarabocchiando la parete della stalla incorporata nella casa del cappellano che era stata donata da suo nonno». La casa con parco passò ad altri proprietari e funzionò come colonia estiva della ditta Comerio di Busto. Alla famiglia Aghina emigrata in Olanda appartenne «un personaggio di prima linea nella marina mercantile»; mentre agli Aghina ombrellai emigrati a Napoli appartiene il prof. Armando Aghina,
autore del volume “L’Ombrello”, (1994) col quale ha voluto ricordare il mestiere dei padri. Scriveva don Zanetta. «L’artigianato dell’ombrello ha avuto i suoi coltivatori anche a Corciago, e quindi noi possiamo registrare ombrellai di prima linea, diventati veri signori, sparsi nelle diverse città d’Italia. Di questi più nessuno è tornato al paesello natio: gli affari hanno vinto sull’amore al proprio nido.
I nuovi tempi ed un maggior benessere hanno rianimato questi piccoli paesi, con il restauro delle vecchie case, la sistemazione urbanistica e viaria, il recupero delle tradizioni e feste, soprattutto nella stagione estiva.
L’economia ha conosciuto in passato l’utilizzo dei corsi d’acqua per piccoli opifici e l’estrazione della torba dagli antichi avvallamenti paludosi. L’agricoltura, che è passata dalla coltivazione degli alberi da frutta alle primizie (piselli, fragole, asparagi), ai fiori (camelie, rododendri e azalee).
Corciago e Tapigliano cessarono di essere comuni autonomi nel 1928, quando confluirono in Pisano, e infine, nel 1950, in Nebbiuno.